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Montaldo scuote la maggioranza: «Basta battute da comari, l’Amt si salva insieme o si va al fallimento»

I sindaci dell’Alta Valpolcevera hanno aperto lo scontro chiedendo di fermare i tagli e di concordare una soglia minima di servizio. I segretari del Pd hanno risposto indicando in Marco Bucci il responsabile della crisi e criticando la lettera degli amministratori. Il Movimento 5 Stelle cerca una mediazione. Ora Claudio Montaldo invita Comune, Regione, Città metropolitana, sindaci e sindacati a costruire un piano d’emergenza condiviso: «I sacrifici sono inevitabili, ma non si può scendere sotto la soglia sopportabile»

La rivolta dei sindaci dell’Alta Valpolcevera

La crisi dell’Azienda mobilità e trasporti non è più soltanto una questione finanziaria o aziendale. È diventata un problema politico che attraversa la maggioranza genovese, investe i rapporti tra Palazzo Tursi e i Comuni dell’area metropolitana e rischia di trasformare il necessario piano di risanamento in una nuova frattura tra Genova e il suo entroterra.

Tutto è cominciato con la lettera aperta firmata dai sindaci di Campomorone Giancarlo Campora, di Ceranesi Claudio Montaldo, di Mignanego Michele Malfatti, di Sant’Olcese Sara Dante e di Serra Riccò Angela Negri. Cinque amministratori che, pur riconoscendo la gravità della situazione economica dell’azienda e lo sforzo compiuto dal Comune di Genova per evitarne il collasso, hanno contestato tanto i tagli prospettati quanto il metodo seguito per definirli.

Il loro punto di partenza è netto: ridurre le corse nelle zone collinari e interne non significa soltanto comprimere i costi dell’azienda, ma indebolire un servizio essenziale proprio nei territori nei quali il trasporto pubblico rappresenta spesso l’unica alternativa possibile all’automobile privata.

A pagare il prezzo delle riduzioni, hanno osservato i sindaci, sarebbero innanzitutto gli anziani e le persone più fragili, che utilizzano autobus e servizi integrativi per raggiungere ambulatori, uffici e attività di prima necessità. Le conseguenze ricadrebbero anche sugli studenti e sui lavoratori, costretti a misurarsi con orari più limitati e collegamenti sempre meno compatibili con le esigenze quotidiane.

La questione, tuttavia, non riguarda soltanto chi già vive nell’entroterra. Secondo gli amministratori, il progressivo impoverimento dei servizi pubblici alimenta lo spopolamento, riduce l’attrattività dei piccoli Comuni e finisce per costringere all’utilizzo del mezzo privato proprio mentre tutte le istituzioni dichiarano di voler promuovere una mobilità più sostenibile.

I sindaci non hanno negato la drammaticità dei conti dell’Amt. Al contrario, hanno scritto di comprendere le condizioni nelle quali il Comune di Genova ha trovato le proprie partecipate e di apprezzare lo sforzo per risanare il sistema. È un passaggio importante, perché rende difficile descrivere la loro lettera come un attacco politico alla nuova Amministrazione comunale.

Il bersaglio principale è il metodo. I cinque amministratori contestano di essere stati messi davanti a decisioni già assunte, senza un vero confronto preventivo e senza la possibilità di valutare insieme le ricadute delle riduzioni. Una situazione che li lascia poi soli a gestire le proteste dei cittadini, pur non disponendo direttamente né delle competenze né delle risorse necessarie per modificare il servizio.

«L’assenza di un tavolo di confronto preventivo e la mancanza di concertazione istituzionale svuotano di senso il principio di collaborazione tra enti», hanno scritto i sindaci, chiedendo di sospendere i tagli e di ridiscutere immediatamente il piano.

La proposta: una soglia minima garantita e un impegno economico dei Comuni

La lettera dell’Alta Valpolcevera non si limita alla protesta. Contiene una proposta che cerca di mettere insieme la salvaguardia del servizio e la responsabilità finanziaria degli enti locali.

I sindaci chiedono di definire per ogni territorio una soglia minima inderogabile di corse e copertura. Al di sotto di quel livello, l’azienda non dovrebbe poter scendere, perché verrebbero compromessi i collegamenti essenziali delle zone interne.

Una volta concordato e garantito questo standard, i Comuni si dichiarano disponibili a valutare un proprio impegno economico per sostenere una quota di servizio integrativa. Non chiedono quindi che tutto rimanga invariato indipendentemente dai costi, ma propongono un patto di corresponsabilità nel quale ogni ente sappia con chiarezza quali servizi debbano essere garantiti e quali risorse aggiuntive siano necessarie.

È un passaggio politicamente rilevante. I sindaci non pretendono di scaricare ogni responsabilità su Genova, sulla Città metropolitana o sull’azienda. Offrono la disponibilità a contribuire, ma chiedono che le decisioni non vengano prese sopra le loro teste e successivamente comunicate come inevitabili.

Nella loro prospettiva, soltanto regole certe e impegni reciproci possono evitare che i costi sociali del risanamento vengano trasferiti interamente sulle comunità più piccole, già penalizzate dalla riduzione di presidi, esercizi commerciali e altri servizi pubblici.

La risposta del Partito democratico: un attacco a Bucci, ma anche ai sindaci

La lettera non è stata accolta con favore dai vertici liguri e metropolitani del Pd. Il segretario regionale Davide Natale e il segretario metropolitano Francesco Tognoni hanno replicato attribuendo la responsabilità politica della crisi dell’Azienda mobilità e trasporti a Marco Bucci, per le decisioni assunte quando era sindaco di Genova e della Città metropolitana e per quelle che, a loro giudizio, non starebbe prendendo oggi da presidente della Regione Liguria.

«Ogni corsa tagliata ha un responsabile con un nome e cognome: Bucci», hanno dichiarato. Secondo i due segretari, la precedente Amministrazione avrebbe lasciato una situazione vicina al collasso, mentre il Comune guidato dalla sindaca Silvia Salis starebbe cercando di evitare il fallimento e di proteggere, per quanto possibile, lavoratori, famiglie e servizio.

Natale e Tognoni accusano inoltre la Regione di non avere stanziato risorse sufficienti per riconoscere gli aumenti dei costi sostenuti dalle aziende di trasporto. Per i vertici del Partito Democratico, sarebbe quindi sbagliato trasferire sul Comune di Genova la responsabilità della crisi e delle misure necessarie per contenerla.

La parte più dura della risposta riguarda direttamente gli amministratori dell’Alta Valpolcevera. I due segretari giudicano fuori dalla logica politica una lettera che, a loro avviso, finirebbe per attaccare il Comune senza richiamare con la stessa forza la Regione, Marco Bucci e la destra alle rispettive responsabilità.

«Sembra di essere tornati indietro ai tempi in cui il centrosinistra bisticciava sui giornali e si ridicolizzava agli occhi dei cittadini», hanno affermato i due segretari.

Nel comunicato compare anche un richiamo non troppo velato a chi, tra i firmatari, possiederebbe ruoli, esperienza e informazioni sufficienti per comprendere la situazione. Il riferimento politico è apparso diretto soprattutto a Claudio Montaldo, già vicesindaco di Genova e due volte assessore regionale alla Sanità.

Secondo i segretari, una crisi prodotta durante gli anni del centrodestra non può essere presentata come un problema generato nel primo anno dell’Amministrazione Salis. La battaglia, sostengono, dovrebbe essere condotta unitariamente contro la Regione per ottenere maggiori finanziamenti.

A sostegno di questa posizione ricordano che, durante la discussione sul bilancio regionale, un emendamento presentato dal Pd per aumentare di alcuni milioni il fondo destinato al trasporto pubblico è stato respinto. Da quella proposta, secondo Davide Natale e Francesco Tognoni, dovrebbe ripartire il confronto politico.

I due segretari dubitano inoltre che i Comuni medi e piccoli possano disporre delle risorse necessarie per sostituirsi alla Regione nel finanziamento del servizio. Un’obiezione fondata sul piano economico, che però non risponde interamente alla questione sollevata dai sindaci: essere coinvolti prima delle decisioni e non soltanto chiamati a subirne gli effetti.

Il problema politico non è soltanto chi abbia prodotto il debito

Ai vertici del Partito democratico sembra infatti sfuggire un elemento contenuto esplicitamente nella lettera. I sindaci non negano le difficoltà dell’azienda e neppure attribuiscono alla Giunta Salis la responsabilità di averle create. Riconoscono anzi lo sforzo compiuto dal Comune per affrontare una situazione ricevuta in condizioni molto difficili.

La loro protesta riguarda le conseguenze dei tagli e la mancanza di un confronto preventivo. È quindi possibile sostenere contemporaneamente che la precedente Amministrazione abbia responsabilità politiche nella crisi e che quella attuale debba coinvolgere i territori prima di definire le riduzioni.

Trasformare ogni critica proveniente dall’interno del centrosinistra in un favore alla destra rischia di ridurre il dibattito a una richiesta di obbedienza. Ma i sindaci non sono semplici terminali del partito. Devono rispondere ai cittadini che li hanno eletti, raccogliere le proteste e provare a difendere i servizi dei propri territori.

Invitarli a tacere per non offrire argomenti all’opposizione può forse semplificare la comunicazione politica nel breve periodo, ma difficilmente aiuta a costruire una soluzione stabile.

Il metodo di Palazzo Tursi e i malumori in maggioranza, categorie e sindacati

Quello che pare sfuggire al Partito Democratico è che, al netto delle critiche dell’opposizione e anche delle punzecchiate della minoranza del partito (che da qualche tempo porta temi scomodi in consiglio comunale), sono ormai molti i mal di pancia sul metodo, quelli sulle decisioni prese dall’alto, senza confrontarsi con tutte le parti interessate (perdonatemi, mi rifiuto di scrivere “stakeholder” – termine abusato dalla politica – in un articolo), lo stesso metodo che il partito rimproverava all’ex sindaco Marco Bucci e che la giunta di Palazzo Tursi sta, però, ripetendo nello stesso modo.

Un metodo già contestato su temi differenti da tutte le categorie economiche della città e da tutti i sindacati, anche quelli più vicini all’area politica della giunta.

L’impostazione della comunicazione di Silvia Salis verticizza tutto, dimenticando che sindaci dei piccoli comuni, associazioni di categoria e organizzazioni sindacali devono rispondere ai loro elettori o iscritti e bisogna metterli in grado di poterlo fare se si vuole governare a lungo senza perdere il consenso per strada. Discutendo assieme si trovano piccoli correttivi che non pesano sul risultato finale, se quello lo si vuole tenere saldo, ma si rendono i sacrifici più accettabili, si addolcisce la pillola, si dà a tutti la possibilità di portare a casa qualcosa da dire ai propri riferimenti.

Le discussioni sui temi non sono tempo perso, sono il modo di costituire consenso o, almeno, di non distruggerlo. La politica è questo: tenere assieme le cose nell’interesse di tutti. Non è come amministrare un’impresa (come peraltro in passato ha ricordato più volte il Pd a Bucci), dove una buona decisione deve andare bene a tutti. La politica è l’arte e la scienza di governare una comunità.

I maligni dicono che la Sindaca pecchi di quella che Albert Camus, nel 1958, nella prefazione della seconda edizione de “L’Envers et l’Endroit“, parlando di se stesso, chiamava “castiglianeria”. Non per forza un elemento negativo del carattere, per carità: un giudizio, questo, di parte visto che chi scrive questo articolo ne è preda. Sarebbe una forma di orgoglio, un senso dell’onore estremamente suscettibile, fiero e passionale, che avverte facilmente l’offesa e reagisce con intransigenza. Non è soltanto vanità: è una disposizione profonda del carattere, capace di causare sofferenza, ma anche di trasformarsi in dignità e forza morale.

Ecco, un politico la castiglianeria non può permettersela, un politico deve agire con diplomazia, comporre le critiche degli alleati in tempo utile, non adontarsi quando arrivano perché ormai si è fuori tempo massimo per discutere, ma prevenire discutendo in tempo utile. Oppure prima o dopo frana, trascinando con sé tutto il sistema che ha attorno, partiti che lo sostengono compresi. Vale la pena ricordare (anche ai più giovani notabili di partito che non c’erano e non possono avere ben presente la questione) che i passati sindaci di Genova che hanno dimostrato castiglianeria hanno fallito trascinando nel baratro le compagini politiche che li sostenevano. E, dai e dai, poi ha vinto la destra.

Il Movimento 5 Stelle sceglie una risposta più politica

Più diplomatico e certamente più politico rispetto a quello dei segretari del Pd è il commento del Movimento 5 Stelle. Il capogruppo comunale Marco Mesmaeker esprime innanzitutto vicinanza ai sindaci della Città metropolitana impegnati quotidianamente contro lo spopolamento e per la difesa dei servizi di prossimità.

Secondo Mesmaeker, chi governa i piccoli e i grandi Comuni si confronta da anni con una progressiva riduzione delle risorse nazionali e con un arretramento dei servizi pubblici. Il capogruppo del M5S critica le priorità del Governo, accusato di aumentare la spesa per il riarmo senza offrire risposte adeguate al caro vita e alle difficoltà degli enti locali.

La posizione del Movimento 5 Stelle non assolve però la precedente Amministrazione genovese. Il capogruppo pentastellato richiama le condizioni nelle quali sarebbe stata lasciata l’Azienda mobilità e trasporti dalla Giunta Bucci, soffermandosi in particolare sugli investimenti per i mezzi destinati agli assi di forza.

«In Comune siamo testimoni ogni giorno delle condizioni drammatiche in cui l’Azienda mobilità e trasporti è stata lasciata dalla precedente Amministrazione Bucci, troppo impegnata a comprare i mezzi prima ancora di avere le infrastrutture pronte ad accoglierli», afferma Marco Mesmaeker.

Il capogruppo ricorda gli oltre 100 milioni di euro investiti per i nuovi filobus e i 39 mezzi rimasti per più di un anno nella rimessa di Campi, in attesa che il progetto e le infrastrutture consentissero di utilizzarli. Contesta inoltre il fatto che dalla stessa area politica che ha governato Genova arrivino oggi richieste di chiarimento sui bilanci dell’azienda, mentre il bilancio 2024 non sarebbe stato approvato dal precedente consiglio di amministrazione prima della conclusione del mandato.

Per il capogruppo, le difficoltà attuali sono dunque figlie delle scelte compiute negli anni precedenti. Il riconoscimento di queste responsabilità non impedisce però al M5S di sostenere le ragioni dei sindaci.

È qui che la posizione pentastellata si distingue dalla replica dei vertici democratici. Il capogruppo non considera la lettera degli amministratori una farsa o un attacco politicamente incomprensibile. Riconosce che chi governa i piccoli Comuni deve misurarsi concretamente con le conseguenze dei tagli sulla vita dei cittadini e auspica un confronto con la Città metropolitana per limitare il più possibile le riduzioni nelle aree interne.

«A fronte di una crisi di tale portata, riteniamo che tutti gli enti coinvolti, Regione in primo luogo, debbano compiere uno sforzo condiviso, individuando una soluzione che consenta di mantenere il servizio nei territori a livelli adeguati», osserva Marco Mesmaeker.

La conclusione prova a tenere insieme le due esigenze. Il risanamento dell’Azienda mobilità e trasporti è indispensabile, ma non può essere ottenuto isolando l’entroterra o trasferendo sui piccoli Comuni e sui loro abitanti il costo degli errori precedenti.

Montaldo prova a spostare il confronto sulla ricerca di un piano comune

A tentare di ricomporre il terremoto interno alla maggioranza è proprio uno dei sindaci firmatari della lettera, certamente quello dotato della maggiore esperienza politica. Claudio Montaldo è stato vicesindaco di Genova, per due volte assessore alla Sanità della Regione Liguria ed è per la seconda volta sindaco di Ceranesi. Conosce quindi sia il funzionamento delle grandi amministrazioni sia le difficoltà quotidiane di un piccolo Comune.

Il suo intervento non ritira la protesta dei sindaci e non rinuncia alla richiesta di coinvolgere i territori. Ma prova a spostare il confronto dalla ricerca del colpevole alla costruzione di un piano comune.

«La crisi del trasporto pubblico a Genova e nel Genovesato è arrivata al momento delle decisioni: l’Azienda mobilità e trasporti si salva, con grandi sacrifici su più fronti, oppure si va al fallimento e si riparte da zero, per tutto e per tutti», avverte Claudio Montaldo.

È una frase che sgombra il campo da ogni illusione. Secondo il sindaco di Ceranesi non esiste una soluzione indolore e non è possibile conservare ogni servizio, ogni organizzazione del lavoro e ogni voce di spesa come se la crisi non esistesse. Il punto è decidere dove collocare i sacrifici e come evitare che ricadano sempre sui territori e sulle persone con minori alternative.

Claudio Montaldo descrive la situazione come uno dei passaggi più drammatici vissuti dalla comunità genovese dopo la crisi industriale degli anni Ottanta. I tempi e i protagonisti sono differenti, ma da quella stagione, sostiene, si può ancora imparare qualcosa: nelle crisi profonde servono maturità, responsabilità e la capacità di mettere momentaneamente da parte le convenienze di parte.

Le responsabilità di Bucci e la “patata bollente” del centrosinistra

Nel ragionamento di Claudio Montaldo non c’è alcuna assoluzione per il centrodestra. Il sindaco attribuisce alla precedente Amministrazione la responsabilità politica di avere gestito male l’azienda e critica il progetto di gratuità del servizio avviato senza il sostegno di finanziamenti e scelte nazionali capaci di renderlo strutturale.

«Il centrodestra ha la responsabilità politica per aver gestito male negli anni scorsi. Illuministico il tentativo di attuare la gratuità del servizio in una città sola, senza il supporto di scelte e finanziamenti nazionali epocali», afferma Claudio Montaldo.

La definizione di esperimento “illuministico” coglie il limite di un progetto politicamente suggestivo ma economicamente privo delle condizioni necessarie per reggere nel tempo. Promettere un servizio gratuito o fortemente agevolato senza una copertura stabile può produrre consenso immediato, ma lascia alle amministrazioni successive il problema di sostenere costi sempre più elevati.

Nello stesso tempo, Claudio Montaldo riconosce che il centrosinistra, tornato al governo del Comune e della Città metropolitana, ha ricevuto la “patata bollente” e sta cercando con lo spirito giusto di evitare il fallimento.

Non è quindi un attacco alla sindaca Silvia Salis né un tentativo di attribuire alla nuova Giunta la crisi dell’azienda. È la richiesta di non confondere il sostegno politico con il silenzio e di non utilizzare le responsabilità del passato per impedire ogni discussione sul modo in cui oggi vengono prese le decisioni.

Un’azienda descritta come un “Moloch irriformabile”

Il ragionamento di Claudio Montaldo va oltre la contrapposizione tra vecchia e nuova Giunta. Le difficoltà dell’Azienda mobilità e trasporti, osserva, non sono nate tutte con Marco Bucci. Amministrazioni di orientamento diverso si sono già confrontate con una struttura che più volte si è dimostrata difficile da riformare.

«Ben prima degli errori della Giunta Bucci, ai tentativi di amministrazioni diverse l’Azienda mobilità e trasporti si è rivelata più volte un Moloch irriformabile», sostiene il sindaco.

Questa ammissione amplia il perimetro delle responsabilità. Gli errori recenti non cancellano i problemi strutturali accumulati negli anni: costi elevati, rigidità organizzative, difficoltà nell’adeguare il servizio alle trasformazioni della città e del territorio, rapporti complessi tra azienda, proprietà e organizzazioni sindacali. Tutti elementi da tenere ben presenti non solo adesso, ma anche e soprattutto se e quando Amt potrà ripartire.

Per questo, secondo Claudio Montaldo, limitarsi alla disputa su chi abbia prodotto il disavanzo non è sufficiente. Il rischio è che i partiti utilizzino la crisi per regolare i conti tra loro mentre l’azienda continua ad avvicinarsi al punto di non ritorno.

«Basta battute da comari e parlare d’altro»

È in questo passaggio che il messaggio del sindaco di Ceranesi diventa più duro. Claudio Montaldo invita tutti a lasciare da parte quelle che definisce «battute da comari» e le polemiche estranee alla sostanza del problema.

«È il momento di lasciare da parte le battute da comari e il parlare d’altro: prendersela con la popolarità della sindaca o ripetere l’adagio “prima andava”, come se gli attuali amministratori fossero dei fenomeni di sadomasochismo», afferma.

La popolarità di Silvia Salis, secondo Claudio Montaldo, non ha nulla a che vedere con i conti dell’azienda. Allo stesso modo, sostenere semplicemente che prima il servizio funzionasse significa ignorare che molte delle condizioni della crisi erano già presenti e sono state rinviate o coperte.

Ma l’invito a evitare le caricature vale in entrambe le direzioni. Non si può liquidare come sleale chi chiede di discutere i tagli e non si può fingere che il risanamento sia una scelta sadica compiuta da amministratori che vogliono deliberatamente peggiorare la vita dei cittadini.

Il problema è trovare una soluzione prima che il confronto politico renda impossibile persino sedersi allo stesso tavolo.

Il piano d’emergenza da costruire insieme

La proposta di Claudio Montaldo è quella di uno sforzo corale che coinvolga Genova, Regione Liguria, Città metropolitana, Comuni e sindacati. Tutti dovrebbero partecipare alla definizione del piano d’emergenza e assumersi una parte della responsabilità.

«Proviamo a mettere insieme uno sforzo corale, Genova e Regione, Comuni dell’area metropolitana, sindacati, per mettere mano al piano d’emergenza, con i sacrifici necessari, che, se decisi insieme, possono evitare di scendere al di sotto della soglia sopportabile», propone.

Il concetto della soglia sopportabile riprende il cuore della lettera dei sindaci. I tagli possono essere inevitabili, ma non devono compromettere il diritto alla mobilità e lasciare intere zone senza collegamenti adeguati.

Decidere insieme non elimina i sacrifici, ma consente di distribuirli in modo più razionale e di introdurre correttivi costruiti sulla conoscenza dei territori. Permette inoltre agli amministratori locali e alle organizzazioni sindacali di spiegare ai cittadini e ai lavoratori le ragioni delle scelte, senza apparire semplici esecutori di decisioni assunte altrove.

Il nodo dei costi del personale e la richiesta di maggiore flessibilità

Claudio Montaldo non evita neppure il tema più delicato, quello dell’organizzazione del lavoro. Secondo il sindaco, il sindacato deve partecipare al risanamento e interrogarsi sulle ragioni per le quali l’azienda genovese presenti costi del personale elevati rispetto ad aziende simili e, contemporaneamente, livelli di servizio inferiori.

«Ci sarà una ragione se l’Azienda mobilità e trasporti, tra le aziende sorelle, ha uno dei costi di personale più elevati e un servizio più basso», osserva.

La richiesta è quella di una maggiore flessibilità organizzativa, ma Claudio Montaldo precisa che non devono essere raggiunti livelli improponibili di sfruttamento. Non propone quindi di risanare l’azienda comprimendo unilateralmente diritti e condizioni dei dipendenti, ma di aprire una discussione anche sull’utilizzo del personale, sui turni e sull’organizzazione del servizio.

È un terreno sul quale il confronto si annuncia difficile. Ma, nel ragionamento del sindaco, sarebbe ipocrita chiedere sacrifici ai cittadini, ai Comuni e agli utenti senza verificare se esistano margini di miglioramento anche dentro l’azienda.

La Regione deve finanziare, programmare e integrare il servizio ferroviario

Un ruolo decisivo spetta alla Regione Liguria. Per Claudio Montaldo non è sufficiente che l’ente regionale contribuisca economicamente. Deve esercitare fino in fondo la propria funzione di programmazione, soprattutto costruendo una maggiore integrazione tra autobus e ferrovia.

«La Regione dovrebbe, oltre alle risorse, mettere in campo il proprio ruolo di programmazione per costruire processi d’integrazione, prima di tutto con la ferrovia, che per la costa e le valli attorno ai Giovi è fondamentale», sostiene.

Per l’Alta Valpolcevera il treno può rappresentare una parte sostanziale della risposta alla crisi, ma soltanto se le corse saranno sufficienti, gli orari coordinati e le tariffe realmente convenienti per l’utenza metropolitana.

Non basta dire ai cittadini di utilizzare la ferrovia se autobus e treni non dialogano, se gli orari non consentono coincidenze praticabili o se i titoli di viaggio rendono più conveniente continuare a utilizzare l’automobile.

Secondo Montaldo, occorre lavorare sia sul potenziamento delle corse sia su tariffe capaci di spingere i cittadini dell’area metropolitana a scegliere il treno. L’integrazione non dovrebbe rimanere un obiettivo astratto, ma diventare uno degli strumenti immediati del piano di risanamento.

Nelle periferie non serve soltanto quantità, ma un servizio più flessibile

L’ultima parte della proposta riguarda il trasporto nelle zone periferiche e interne. Qui, secondo Claudio Montaldo, non è sufficiente ragionare soltanto sul numero delle corse. Servono flessibilità e aderenza ai bisogni reali.

«Mentre si affronta di petto la crisi, bisogna studiare insieme ai territori le innovazioni da introdurre nel servizio periferico, dove più che la quantità servono flessibilità e aderenza ai bisogni, ascoltando chi li conosce e i cittadini», afferma.

In alcune zone mantenere linee rigide e autobus tradizionali scarsamente utilizzati può essere inefficiente. Ma cancellare i collegamenti significa isolare le persone. La soluzione potrebbe passare attraverso servizi a chiamata, mezzi più piccoli, coincidenze con la ferrovia e orari costruiti intorno alle necessità di studenti, lavoratori e utenti dei servizi sanitari.

Sono correttivi che non possono essere progettati esclusivamente negli uffici centrali. Richiedono la conoscenza dei sindaci, degli amministratori locali e degli stessi cittadini.

In questo nuovo modello potrebbero trovare spazio anche i lavoratori delle imprese private oggi impiegate nei servizi in appalto. Il sindaco di Ceranesi avverte che, senza una soluzione, questi dipendenti rischiano di diventare le prime vittime della crisi, senza altre forme di protezione oltre al licenziamento.

L’appello finale: «Esiste ancora una Politica capace di anteporre i cittadini?»

Il messaggio di Claudio Montaldo si chiude con una domanda che riguarda non soltanto il destino dell’Azienda mobilità e trasporti, ma la capacità complessiva del sistema politico di governare una crisi.

«È illusorio aspettarsi uno scatto comune di orgoglio e responsabilità? Sarebbe la dimostrazione che esiste ancora una Politica che sa anteporre i cittadini alle giuste e naturali diatribe, magari spostate a domani», scrive.

Il sindaco di Ceranesi non chiede di cancellare le differenze politiche e neppure di sospendere per sempre il giudizio sulle responsabilità. Propone di rinviare per il tempo necessario le polemiche e di affrontare insieme l’emergenza, perché il fallimento dell’azienda avrebbe conseguenze troppo gravi per essere utilizzato come terreno di una battaglia tra partiti.

«Sono sicuro che con questo spirito i sindaci, di ogni orientamento, dopo aver doverosamente fatto sentire la propria voce, ci saranno», conclude Montaldo.

È la risposta più politica arrivata dopo giorni di tensione. Non smentisce la lettera dei sindaci, non assolve la precedente Amministrazione e non nega lo sforzo della nuova Giunta. Chiede che ogni soggetto rinunci a una parte delle proprie rigidità e partecipi alla costruzione della soluzione.

La crisi resta drammatica e i sacrifici non scompariranno. Ma il messaggio di Claudio Montaldo indica una linea: i tagli decisi dall’alto possono frantumare la maggioranza e isolare l’entroterra; un piano discusso insieme può invece trasformare una crisi aziendale in una prova di maturità istituzionale. Il tempo per scegliere tra le due strade, però, sembra ormai ridotto al minimo.


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